giovedì 9 febbraio 2017

ANTICO EGITTO: epoca tinita

Con le prime testimonianze di scrittura si pone, per convenzione, l'inizio della storia dell'Egitto antico. Sappiamo in realtà che lo sviluppo del sistema grafico egiziano ha una lunga formazione, si cui però si hanno poche testimonianze prima del 3200 a.C. La peculiarità della scrittura geroglifica consiste nella sua origine celebrativa e cultuale, legata ai simboli della regalità.
Le prime due dinastie di faraoni (dal 3150 al 2700 a.C.) creano un vero e proprio apparato statale gerarchizzato, in grado di promuovere grandi opere pubbliche; l'unificazione territoriale è probabilmente il risultato di conflitti e alleanze che portano il sud a prevalere sul nord. Influenze culturali meridionali di riscontrano già in precedenza, quando verso la metà del IV millennio diversi gruppi umani di trasferiscono nelle fertili regioni settentrionali, spinti dalla siccità.
Mentre nel nord vengono elaborati i primi miti cosmogonici legati al culto del sole, e il sovrano vivente è identificato con il dio falco Horo, ad Abido, nel sud, si svolgono i riti per la celebrazione del re defunto; in questa località sono stati rinvenuti i cenotafi dei primi re conosciuti. Presso Abido si trova la città di Thinis (da cui prende il nome questo periodo), antico centro del potere regio, trasferito al nord dopo l'unità territoriale; le vere sepolture dei sovrani si trovano perciò a Saqqara, vicino alla nuova capitale Menfi.
Le tombe tinite si presentano come tumuli parallelepipedi rastremati verso l'alto, modulati all'esterno da sporgenze e rientranze (la cosiddetta decorazione "a facciata di palazzo") a imitare le prime strutture abitative  dei capi tribù dell'epoca predinastica, che vivevano in tende di frasche chiuse da stuoie.
Dopo la fase di stabilizzazione del nord del paese, le stesse forme abitative sono "tradotte" in edifici in mattoni crudi, decorati all'esterno da stuoie colorate. Lo stesso motivo a modanatura insisterà nelle decorazioni delle tombe e dei sarcofagi delle età successive.


Il ritrovamento di alcune sepolture di re delle prime due dinastie della storia egizia rivela un complesso sistema di corridoi e camere sotterranee, sigillato dalla sovrastruttura in mattoni crudi chiamata mastaba.

Le antiche palette per la cosmesi vengono reinterpretate in funzione storiografica: i rilievi che raffigurano le gesta del re Narmer (3150 a.C.), sui due lati della famosa tavolozza del Museo del Cairo, lo presentano come re di un Egitto unificato, nell'atto di abbattere e sottomettere nemici e città straniere. Il sovrano è identificato con il toro e il falco, simboli per antonomasia della regalità, e il suo nome è iscritto nel sekht, raffigurante la pianta del palazzo reale e prototipo del cartiglio.
Una stele di calcare conservata al Museo del Louvre raffigura in rilievo in nome del re Usadji della I dinastia, scritto in un sekht riccamente decorato, sormontato dal dio falco Horo.
Anche la statuaria ufficiale mira a raffigurare il sovrano come elemento di stabilità e di possanza: la statua di Khasekhem, ultimo re della II dinastia (2170 a.C.), riproduce il sovrano seduto si un trono squadrato, abbigliato con una veste fasciante, incrociata sul busto, e recante la corona bianca del sud sul capo; le mani sono serrate a pugno per stringere gli scettri. La resa delle masse è estremamente plastica e la definizione dei dettagli è precisa e netta: è l'esempio di un'arte ufficiale di altissima

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