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venerdì 11 marzo 2016

I BABILONESI: introduzione

La civiltà babilonese inizia intorno al II millennio a.C. quando i Sumeri vengono sostituiti dagli Amorrei.
Vediamo nel dettaglio:

  • TEMPO: II millennio a.C..Nel 2300 a.C. i Babilonesi, guidati dal re Hammurabi, si stabiliscono a Babilonia. 
  •  LUOGO: Mesopotamia. I resti di Babilonia sono nell'odierna città di Al Hillah, a 80 km da Baghdad.
  •  ORIGINI: intorno al 3600 a.C., gli Amorrei, pastori nomadi della Siria, arrivarono in Mesopotamia e fondarono Babilonia (in ebraico Bab-El cioè "porta di Dio").
  • ATTIVITA': coltivavano grano, orzo, miglio, datteri, fichi, albicocche, mele, pere e pistacchi. Dall'allevamento ricavavano latte, formaggi e carne. Si dedicavano anche alla pesca nel Golfo Persico. Erano abili artigiani e commercianti.
  • CENTRI ABITATI PRINCIPALI: Babilonia, considerata anche l'ombelico del mondo grazie all'arte e alla cultura.
  • SOCIETA': divisa in tre classi: gli uomini liberi erano proprietari di terre, sacerdoti, scribi e ricchi mercanti; gli uomini semiliberi erano artigiani, piccoli commercianti e contadini; gli schiavi erano prigionieri di guerra e svolgevano i lavori più pesanti ed umili.
  • RELIGIONE: politeista. Le divinità più importanti erano Marduk, Ishtar, Nabu e Shamash. Marduk era il padre degli dei mentre Ishtar la grande madre.
  • LUOGO DI CULTO: Ziqqurat
  • SCOPERTE ED INVENZIONI: uso della scrittura cuneiforme; primo codice di leggi scritte (codice di Hammurabi), calendario, meridiana e cubito. Suddivisero il giorno in 24 ore, l'ora in 60 minuti e il minuto in 60 secondi. Erano medici abili, conoscitori delle erbe, chirurghi, ingegneri ed architetti. Scoprirono la tintura. Erano in grado di preparare profumi ed unguenti.

sabato 5 marzo 2016

I SUMERI - PERIODO NEOSUMERICO: la glittica

I temi trattati in questo perioso sono incentrati sulla figura del re divinizzato che accoglie ufficiali, intesi anche come fedeli, introdotti da una divintà minore secondo uno schema ripetitivo. Lo stile complessivo presenta le figure in un'ordinata contrapposizione che si manifesta con la divisione dello spazio, il verticalismo dei personaggi e nei vuoti della metopa. Questa nuova plasticità (capacità di occupare lo spazio) è una forte rottura con la produzione del periodo precedente, quando lo studio delle proporzioni dei personaggi erano ancora agli inizi e meno importante rispetto alla funzione narrativa.
Kaunakes

Il tema di presentazione prevede sulla destra la raffigurazione di un personaggio reale, quindi divino, seduto su un trono senza schienale, vestito con un abito a balze di lana, una tiara con corna sul capo. Egli è nell'atto di ricevere, con un braccio teso in avanti, il fedele. Il funzionario, cioè l'orante fedele, spesso è senza capellio copricapo, incede verso il sovrano a mani conserte sul ventre o all'altezza del viso. Porta un lungo abito cerimoniale ed è introdotto da una divinità minore vestita di kaunakes.
L'intera scena è spesso arricchita da falci lunari che racchiusono dischi radiali o stelle e globi. 

lunedì 29 febbraio 2016

I SUMERI - PERIODO NEOSUMERICO: il rilievo

Stele di Ur-Nammu
Il rilievo neosumerico mostra grandi differenze formali e tematiche rispetto a quello akkadico, soprattutto quello rupestre, che sembra essere una celebrazione delle imprese del sovrano. La stele neosumerica, invece, continua a essere usata come mezzo di comunicazione tra il sovrano e il dio e per certificare le imprese militari ed edili del re.
Il rilievo neosumerico, come documentato prima a Lagash e poi a Ur, mostra nuove tendenze che troveranno uno sviluppo più ampio del periodo paleobabilonese: le soluzioni iconografiche sono eleganti, poco schematiche e con nuovi volumi che sembrano diffondersi già dal periodo di Ur-Nammu.
Le somiglianze con l'arte lagashita ci fanno pensare a una grande comunicazione tra le botteghe più antiche di Lagash e le più recenti officine di Ur. 
Una delle opere più significative del periodo è la stele votiva di Ur-Nammu che doveva commemorare le numerose opere di costruzione del dinasta. Il monumento è lavorato sui due lati, diviso in cinque fregi da listelli. Purtroppo è stato fortemente danneggiato. Con molta probabilità la stele fu gravemente deturpata dagli Elamiti al momento della distruzione della città verso la fine del III millennio.
La stele presenta il sovrano mentre omaggia Ninhil ed Enlil (divinità del maggiore santuario di Nippur) su di un lato, Enki e Ninmakh sull'altro. Divinità minori, connesse a qualche aspetto fertilistico della natura, sono raffigurate nella parte più alta della stele dove il principe Shulgi è sostenuto dal dio Enlil, padre del giovane erede come ricordato in alcuni inni dello stesso periodo. Nei fregi inferiori, insieme al sovrano sono rappresentati numerosi rituali cerimoniali in cui prevale l'omaggio alla coppia divina di Ur, Nanna e Ningal. Lo svolgimento. Oltre a questo, sono presenti lo svolgimento di riti epatoscopici, le celebrazioni sacre davanti alle statue di Shamash e Ningirsu, la festa religiosa con musicanti che suonano.

venerdì 26 febbraio 2016

I SUMERI -PERIODO NEOSUMERICO: la statuaria

Statua di Gula
Sono molto scarse le tesimonianze sulla statuaria della III dinastia di Ur. Quindi è complesso comprendere gli aspetti principali di questo settore. In particolare, la grande conoscenza della statuaria di Gudea di Lagash del periodo precedente rischia di falsare le considerazioni della statuaria del periodo neosumerico. Inoltre le uniche statue del periodo sono prive di provenienza e quindi non vi è nemmeno certezza sulla loro realizzazione. Tra le opere neosumeriche c'è la statuetta di una sacerdotessa o della dea di Gula, rinvenuta presso il Giparu di Ur, residenza delle grandi sacerdotesse  di Nanna e luogo di culto della dea Ningal. La statua, opera votiva per le sacerdotesse di sague reale, porta i capelli ondulati che si dividono in modo ordinato sotto la tiara, scendendo a ciocche sulle spalle. La tiara, probabilmente a corna per riconoscere le origini divine del personaggio, doveva inserirsi sui fori presenti sulla statua. Anche le oche e i flutti rappresentati sul trono sono simboli divini. Gli occhi e il naso erano incavi per ospitare qualche innesto prezioso (oro e argento). Questo reperto permette di riconoscere una tecnica di altissimo valore e una resa naturalistica quasi perfetta. Solo con la fine di questo periodo si notano alcuni aspetti meno rigidi nei volumi ma anche una mggiore ricercatezza delle forme e dei particolari.

martedì 23 febbraio 2016

I SUMERI - PERIOODO NEOSUMERICO: l'architettura

Quartiere sacro di Ur
Le conoscenze dell'architettura di questo periodo derivano principalmente dai complessi di Ur, Sippar e Nippur. Il quartiere sacro di Ur si componeva di molti edifici, organizzati in prossimità della grande ziqqurat fatta costruire da Ur-Nammu in onore del dio protettore della città, Nanna: il complesso religioso era composto da due o tre terrazze raggiungibili da una scalinata centrale e due laterali; i prospetti dell'edificio erano caratterizzati da contrafforti, lesene, sporgenze e rientranze. Sul piano più alto si doveva ergere il santuario, le cui misure cambiano in funzione dell'alzato della ziqqurat: se le terrazze erano tre, il tempio sulla sommità doveva limitarsi a un semplice sacello (piccola area recintata con al centro un altare), mentre se le terrazze erano soltanto due il tempio poteva essere più articolato.
L'accesso alla ziqqurat era permesso tramite l'Edublamakh, portale di accesso che durante il periodo neosumerico fungeva anche da corte di giustizia. L'ingresso dalla corte di Nanna fu concepito, per la prima volta, attaverso torrioni aggettanti arricchito da sporegenze e rientranze. Esternamente al complesso sacro del dio Nanna, c'era l'Enunmakh ossia il Tesoro dei dinasti di Ur. Aveva pianta quadrata; al suo interno racchiudeva una fabbrica minore composta  da quattro vani lunghi preceduti da una cella longitudinale. Un altro complesso monumentale era l'Ekhursag di Shulgi, cioè la fabbrica palaziale del secondo re della III dinastia di Ur. Il complesso quadrato era composto da un'ampia corte, due grandi sale con funzione di anticamera e della sala del trono.

venerdì 19 febbraio 2016

I SUMERI: invenzione e uso del mattone

In Mesopotamia le tecniche architettoniche sono state fortemente condizionate dalle caratteristiche del territorio, ricco di argilla ma povero di pietra e legno; questi ultimi dovevano essere importati e venivano quindi usati solo in casi eccezionali.
Il mattone è quindi il materiale architettonico tipico di questo popolo. 
Ne esistono di due tipi:
  • mattone crudo: fatto di argilla pestata sotto i piedi, mescolata a paglia e seccata al sole
  • mattone cotto: solido come la pietra
Mattoni
La forma più diffusa è quella oblunga e le dimensioni vanno dai 20 centimetri di lunghezza per 12 di larghezza dei mattoni più antichi fino ai grossi mattoni quadrati di 47 centimetri di lato del periodo neosumerico.
I mattoni cotti sono usati con moderazione a causa della scarsità di legna necessari per cuocerli. Vengono riservati ai plinti e alla pavimentazione di alcune stanze che altrimenti rimarrebebro in terra battuta.
In seguito il mattone cotto verrà usato nelle fondamenta, negli impianti idraulici e, su vasta scala, anche nei grandi palazzi dei funzionari pubblici, negli ipogei, nelle porte trionfali e nelle ziqqurat. In queste ultime l'interno è in mattoni crudi circondati da un gigantesco strato di mattoni cotti. Le murature sono rinzaffate con calcina di fango o bitume. Nei complessi architettonici più grandi, ogni otto-nove file di mattoni vengono posti degli strati di giunchi. In epoca neobabilonese si userà  anche una malta di calce mescolata con bitume. Molto spesso i muri sono composti da file di mattoni posti di piatto alternati a file di taglio, ottenendo la classica lisca di pesce caratteristica dei monumenti mesopotamici.
Le coperture sono quasi esclusivamente a terrazze di terra battuta  messa su un letto di sterpi che poggia su un fondo si stuoie.

domenica 14 febbraio 2016

I SUMERI - PERIODO NEOSUMERICO: l'arte statuaria di Gudea di Lagash

La statuaria di Gudea di Lagash presenta, da un lato, elementi di grande rottura con le lapidi del periodo akkadico e, dall'altro, aspetti di assoluta continuità artistica e ideologica.
Rispetto alla statuaria schematica e geometrica mesopotamica, si notano evidenti distinzioni formali nella resa delle parti anatomiche del busto. Le numerose statue del sovrano di Lagash ci permettono di definire le principali caratteristiche di un nuovo modello di statua e di un nuovo modo di intendere la statuaria e la figura del sovrano. 
Gudea di Lagash
Gudea è spesso rappresentato con una toga a forma di mantello sotto la quale di intravedono le linee dei pettorali e che lascia scoperta la spalla destra mentre un ampio lembo ricade sopra l'avambraccio sinistro; le mani sono giunte sul ventre nella postura tipica del fedele; la muscolatura è accentuata e la corporatura imponente, associata forse alle figure dei sovrani.
A volte il sovrano è rappresentato calvo, altre con la tiara che è un tipo di calotta con un bordo verticale abbastanza alto arricchito da riccioli allineati, forse ad indicare un copricapo di vello. Questo copricapo avrà ampia diffusione con i sovrani della III dinastia di Ur fino al periodo Cassita.
La tecnica dell'incrostazione dei periodi precedenti è quasi completamente assente, il modellato ha maggiore sviluppo; in particolare gli occhi hanno palpebre ben visibili, in rilievo, mentre le sopracciglia sono rese con motivi a spina di pesce. Particolare attenzione viene data alle mani lunghe, affusolate, centrali e, secondo la regola della prospettiva, in primo piano.
Nonostante il materiale usato e alcuni aspetti formali richiamino il periodo akkadico, la forma nella statuaria di Gudea appare rivoluzionaria. La figura del sovrano è inserita all'interno di nuovi volumi che rendono l'immagine più compatta. Anche la pietra usata per la realizzazione delle statue sembra dare al sovrano una dimensione universale: l'uso della diorite, proveniente dall'Oman, che richiama la tradizione artistica akkadica, assume un significato particolare dal momento che questo materiale era noto per la durezza. Questo avrebbe garantito la salvaguardia dell'immagine del sovrano nel tempo.

martedì 9 febbraio 2016

I SUMERI: la figura di Gudea di Lagash

La figura di Gudea rimane una delle più enigmatiche e forse meno comprese tra quelle del III millennio a.C. mesopotamico. Gudea, che si fregia del titolo di "ensi (governatore) di Lagash", sembra aver avuto un ruolo importante anche fuori dalla sua provincia. Sembra probabile che il sovrano di Lagash abbia avuto un controllo sulla Mesopotamia centrale e meriodionale. Le sue attività militari (scontri con gli elamiti) sono documentate solo in modo parziale.
Gudea cambia il modo di concepire la regalità del periodo akkadico, stravolgendo le posizioni ideologiche e religiose adottate dai suoi predecessori. 

Statua di Gudea di Lagash

Il sovrano di Lagash si dipinge principalmente come buon amministratore, governatore (per conto del dio) e soprattutto costruttore. Gudea ricorderà, nelle proprie iscrizioni celebrative, interventi sulle principali fabbriche sacre di Mesopotamia, come l'Eanna di Inanna, stravolgendo l'ideale eroico della sovranità akkadica. Per il nuovo modo di esprimere la regalità, Gudea è ora rappresentato come il buon pastore che guida il suo gregge (popolo) e adempie al volere divino. Le devozione che Gudea di Lagash ostenta alle divinità nell'erezione di nuovi complessi sacri e nel restauro di vecchi santuari assume in alcuni casi forme ossessive. Il sovrano non si limita a intervenire sui complessi architettonici del regno ma erige all'interno di essi statue in diorite con la propria immagine, che recano ampi apparati iconografici in cui viene sottolineata la sua operosità  edile e la giustizia sociale che ne deriva.

venerdì 5 febbraio 2016

I SUMERI - PERIODO NEOSUMERICO (2120 - 2004 A.C.)

Con il crollo della dinastia di Akkad intorno ai primi anni del XXII secolo a.C. a causa delle invasioni dei guti, popolazione montana di origini luraniche, la Mesopotamia vede una scarsa presenza di nuovi arrivati e l'ascesa della II dinastia di Lagash che con Gudea dominò probabilmente la Babilonia meridionale e centrale. Meno probabile è il dominio su Anshan, centro dell'Iran sud-occidentale, sebbene alcune iscrizioni celebrative ricordino esplicitamente la vittoria sul "paese di Anshan". 
Gioco da tavola
I guti vengono definitivamente sconfitti intorno al 2119 a.C. quando il sovrano Utukhegal ricorderà di avere cacciato gli invasori e di aver liberato i paesi di Sumer e Akkad. La gloria del re di Akkad sarà però molto breve: dopo soli sette anni di regno, dovrà cedere il posto a Ur-Nammu, già governatore di uno dei maggiori centri della Mesopotamia meridionale, che assumerà il titolo di "re di Sumer e Akkad", fondando la III dinastia della città di Ur.
Con i sovrani di Ur l'intera Mesopotamia conosce un periodo di grande prosperità economica e di forte stabilità politica; Ur-Nammu e i suoi successori si adoperano per realizzare un programma di organizzazione statale mirato alla centralizzazione delle risorse amministrative e produttive attraverso la destituzione della autorità locali a vantaggio di funzionari centrali.
Maggiori sono i problemi sul fronte occidentale e settentrionale, dove gli Amorrei costituiscono una minaccia per l'apparato amministrativo e politico dello stato neosumerico. Una grave crisi economica, le pressioni amorree a norde e soprattutto l'intervento militare elamita, culminato con la distruzione e il saccheggio  della città nel 2004 a.C., metteranno fine alla prosperità di Ur e di tutta la Mesopotamia che tornerà ad esser frazionata in centri di importanza regionale impegnati a prevalere uno sull'altro.

martedì 2 febbraio 2016

I SUMERI - PERIODO ACCADICO: Stele di Naram-Sin

La Stele di Naram-Sin o Stelle della Vittoria è un bassorilievo di arenaria alto circa 2 metri. Rinvenuta nei pressi si Susa, l'opera celebra le gesta del sovrano accadico Naram-Sin ed è, oggi, conservata presso il Museo del Louvre.

La figura del sovrano Naram-Sin, come quella di Sargon, diventerà un modello letterario ampiamente sfruttato dalla posteriore tradizione storiografica della Mesopotamia. In questo caso egli sarà preso come ideale negativo, verosimilmente a causa del suo tentativo di imporre la nuova figura del re-dio, unico artefice delle vittorie militari. La figura storica di Naram-Sin, in realtà, continua e sviluppa una comunicazione ideologica-religiosa che mira alla celebrazione del sovrano.
L'iscrizione originale ricordava le vittorie del sovrano contro i Lullubi, ma una seconda fu aggiunta in seguito da Shutruk-Nakhkhunte, sovrano elamita che dovette depredare  la stele di Sippar, dove originariamente era eretta, e riutilizzarla per i propri obiettivi di propaganda a Susa, dove poi fu rinvenuta.
Stele di Naram-Sin
Schema compositivo
La generale postura, lo sguardo del re verso l'alto, i nemici sconfitti e calpestati dall'avanzata del sovrano conferiscono all'intera rappresentazione drammaticità e un generale senso di inarrestabilità.
L'attenzione con cui si descrivono gli aspetti paesaggistici documenta un primo grande sforzo finalizzato a storicizzare l'evento.
Le divinità sono relegate a semplici simboli astrali.
La stele, opera più importante della dinastia, era a lunetta, secondo una tradizione già conosciuta del periodo Protodinastico, ma la decorazione era posta su di un solo lato e priva di listelli divisori.
Il sovrano è rappresentato con lunga barba e con la tiara a corna, copricapo esclusivo delle divinità, mentre armato di arco e frecce procede verso l'alto, le gambe poste su livelli distinti per accentuare la forza nell'incedere. L'ascensione dell'esercito accadico, non più visto come una moltitudine indistinta e compatta, è enfatizzata dall'uso di un piano obliquo su cui le figure si stagliano.

venerdì 29 gennaio 2016

I SUMERI - PERIODO ACCADICO

All'incirca tra il  2350 al 2150 a. C.,popoli semitici riescono a dominare politicamente dalla capitale Akkad quasi tutta la valle, raggiungendo probabilmente anche la costa del Mediterraneo e facendo incursioni nell'Asia Minore e nell'Elam. L'influenza dell'arte accadica si fa sentire anche in Assiria e a Susa, e in genere in tutta la Mesopotamia. Quest'arte si sovrappone a quella sumera che rimane alla base delle manifestazioni artistiche del paese, ma subisce alcune modifiche che le conferiscono carattere proprio, le quali, in parte, si riattaccano alla civiltà preistorica di Gemdet Naṣr e, in parte, sono dovute allo spirito artistico delle stirpi semitiche conquistatrici. 
Con l'arte accadica si supera lo stile geometrizzante dell'arte sumera e si va verso una visione artistica naturalistica. Sebbene la pietra opponesse all'artista grandi difficoltà per la lavorazione, alcuni scultori sono riusciti a dominarla in modo veramente magistrale. All'arte accadica appartiene una delle più insigni sculture della Mesopotamia antica: la stele trionfale di Narām-Sin.
Statua di Manishtushu
Qualche tratto nuovo rispetto all'arte sumera si osserva nelle sculture di Manishtusu, secondo successore di Sargon: per esempio, in due basi di statue del Louvre, una delle quali è decorata con bassorilievi rappresentanti i nemici abbattuti. Dello stesso re ci è pervenuto il busto di una statuina, eseguita a Susa, con la lunga barba, le mani intrecciate sul petto. Ha gli occhi inseriti a incrostazione. 
Che non tutti gli artisti giungessero allo stesso livello d'arte si può vedere dal frammento di una stele, conservata a Costantinopoli, dello stesso re, ritratto molto rigidamente secondo i canoni sumeri. Il Museo del Louvre possiede un frammento di stele con scene guerresche, proveniente da Lagash, un altro frammento con due divinità, le quali tengono in mano un vaso con due fiotti d'acqua e piccoli pesci; tutti lavori risalenti, forse, al periodo di Akkad

mercoledì 27 gennaio 2016

I SUMERI - PERIODO PROTODINASTICO: il vaso di Entemena

Vaso di Entemena
Il vaso di Entemena proviene da Tello ed è conservato al museo del Louvre. Il vaso, dedicato al sovrano della I dinastia di Lagash, è una delle più splendide testimonianze dell'arte toreutica mesopotamica del III millennio a.C. L'aquila leontocefala, associata all'uccello Anzu ma anche al simbolo del dio Ningirsu, soggioga sue leoni afferrandoli con i proprio artigli mentre protegge tori e altri bovini, simbolo della prosperità e della fertilità del mondo naturale e animale.
L'Imdugud  che sconfigge le fiere, ovvero che è a protezione di bovini, costituisce un tema ampiamente sviluppato e originariamente prodotto in Mesopotamia dove il rapace svolse un ruolo protettivo dell'ordine naturale voluto dagli dei: le aggressioni delle fiere a greggi e mandrie mettevano in pericolo gli equilibri della società umana che doveva essere tutelata da figure mitologiche dalla funzione apotropaica, cioè cacciare le forze del male.
Sul collo del vaso è presente anche un'iscrizione dedicatoria del sovrano al massimo dio cittadino, Ningirsu, anche dio della guerra e associato, successivamente, al dio Ninurta, figlio di Enlil.
Il vaso è interamente in argento, con quattro supporti bronzei alla base.

sabato 23 gennaio 2016

I SUMERI - PERIODO PROTODINASTICO: la glittica

Le prime opere glittiche del periodo protodinastico sono i sigilli rinvenuti a Fara e nei centri della Diyala, in cui l'uso del fregio continuo sfrutta l'intreccio tra le figure, in particolare usa le numerose scene di lotta di natura mitologica. Esistono però numerose varianti di carattere iconografico e stilistico che portano a una riduzione però dei temi trattati. Sono numerose le soluzioni stilistiche adottate, caratterizzate dall'alternarsi di figure antropomorfe - animali, mitiche, fantastiche - in posizioni intrecciate, capovolte o rampanti.
La glittica della fase finale del periodo Protodinastico mostra una forte rottura di stile con le espressioni iconografiche del periodo precedente. L'eroe nudo, identificato in Gilgamesh, domatore di fiere che aggrediscono antilopi, rimane una delle rappresentazioni più diffuse nella glittica del III millennio. L'eroe è contraddistinto da riccioli e da una corda in vita. Spesso è rappresentaton mentre sorregge un toro dalle lunghe corna.
Sigillo
Questo costituisce un elemento di continuità con le culture di Uruk e Jemdet Nasr. Le scene dei sigilli di questo periodo rappresentano momenti epici della lotta dell’eroe contro le fiere in protezione del suo gregge; queste scene hanno una chiara valenza religiosa e mitologica data dalla presenza non solo di esseri ordinari, quali i leoni che attacano il gregge o i capridi, ma anche da quella di esseri straordinari come Imdugud (aquila leontocefala), l’Uomo-Toro (essere con quarti posteriori e testa taurini e busto e arti superiori umani) e il Toro Androcefalo (essere con corpo e corna taurini e viso umano barbuto). Questi soggetti ibridi, creati dall’accostamento di elementi animali ed umani, sono presenti quasi esclusivamente su questo tipo di supporto, mentre in altre forme artistiche sono molto meno frequenti (amuleti, statuaria, ceramica).
Sembra verosimile pensare che queste scene di lotta tra eroi, animali ed esseri ibridi possano riflettere la contrappossizione tra l'ordine naturale imposto dagli dei e le forze maligne del caos.




martedì 19 gennaio 2016

I SUMERI - PERIODO PROTODINASTICO: la Stele degli Avvoltoi

Questa stele rappresenta una nuova complessità di composizione, un nuovo modo di esprimere concetti simili a quelli del periodo precedente ma soprattutto testimonia un nuovo pensiero, un nuovo approccio ideologico e nuove idee che arriveranno alla piena espressione nel successivo periodo Akkadico, quando radicali cambiamenti nel concepire la figura del sovrano e le divinità stravolgeranno il sistema ideologico dell'uomo mesopotamico e le principali produzioni artistiche del territorio.
La stele esaspera la narrazione preoccupandosi di descrivere quanto successo ma anche, allo stesso tempo, come e perchè successe concentrandosi sulle relazioni tra il sovrano, il suo esercito, i nemici e la divinità attraverso l'uso di simboli che ne semplificassero la codifica. La stele, in questo modo, non racconta solo l'evento ma cerca anche di spiegarne gli esiti e le cause attingendo a quel serbatoio di ideologie e pensieri che condozionerà tutte le altre produzioni artistiche.
Verso della stele
La Stele degli Avvoltoi è per molti aspetti il monumento che sancisce l'inizio della narrativa storica nell'arte mediorientale ed è pertanto stata oggetto di molte ricostruzioni e interpretazioni. Quelle più diffuse vogliono la stele divisa in recto e verso, cioè il lato storico e quello mitologico del conflitto incorso tra Lagash e Umma.
Altro frammento del verso della stele
Il verso della stele presenta il sovrano dalle dimensioni maggiori, mentre aggredisce il nemico in prima persona, fortemente caratterizzato per abbigliamento, acconciatura e centralità della rappresentazione.Il sovrano è sempre rappresentato con l'elmo liscio e i capelli raccolti in uno chignon sulla nuca. La veste regale da guerra è costituita da una gonna a ciocche coperta da un mantello, portato di traverso, che cade sulla sola spalla sinistra. L'esercito che segue il sovrano, invece, è una massa informe che deve conferire solo un senso di moltitudine e potenza in cui elmetti, lunghe lance e scudi emergono da un insieme indefinito. Si noti, infatti, come le lance siano più numerose delle teste. I cadaveri dei nemici sono calpestati dall'inarrestabile esercito del re Eannatum.
Uno stormo di avvoltoi tiene nel becco  le teste e le membra dei nemici sconfitti, simbolo dell'ascesa dell'esercito lagashita
Recto della stele
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Il recto della stele, invece, riporta l'iscrizione che ricorda il conflitto tra le città di Lagash e Umma per il possesso dei fertili campi e del canale Gu-edenna. Eannatum riporterà una vittoria schiacciante determinata, come appare evidente nella stele, da un decisivo volere divino. Ningirsu, dio cittadino di Lagash, dalle dimensioni assai più grandi e con uno scettro nella mano destra, è rappresentato mentre tiene nella mano sinistra un Imdugud, simbolo della divinità, che sovrasta due protomi leonine che, a loro volta, sigillano una rete in cui sono posti i nemici sconfitti. La figura del dio che soggioga i nemici costretti nella rete, spiega l'esito della battaglia rappresentata sulla facciata opposta. Da un punto di vista stilistico, la divisione della stele in registri è una fortunata intuizione che avrà ampia diffusione in tutta l'arte del rilievo preclassico.
La stele unisce un impianto iconografico a un racconto scritto che bene spiega le cause e l'esito dello scontro rappresentato. Oggi la stele è conservata in frammenti al Louvre. In origine era composta da un'unica lastra verticale non molto spessa, alta 188 cm e culminante con un profilo stondato.

venerdì 15 gennaio 2016

I SUMERI - PERIODO PROTODINASTICO: il rilievo

La placca votiva è una delle produzioni artistiche  più diffuse di questo periodo: insieme alla stele celebrativa, queste lastre di pietra di circa 20-30 cm permettono di conoscere gli aspetti essenziali del patrimonio iconografico mesopotamico. Il tema trattato è generalmente quello del banchetto a seguito di qualche cerimonia rituale religiosa ovvero dopo interventi edilizi presso qualche fabbrica sacra. 
Questa tipologia artistica doveva essere affissa con un chiodo alle pareti dei templi; le placche, sui erano spesso indicate specifiche cerimonie, dovevano proteggere il tempio dalle forze del male. La divisione in due o tre registri è un pratico espediente per dare una sequenza logica agli eventi. 
Un esempio è la placca di Ur- Nanshe, sovrano della I dinastia di Lagash, che mostra soluzioni stilistiche abbastanza omogenee organizzate su due registri principali.
Placca di Ur-Nanshe
Nel registro superiore, Ur-Nanshe è rappresentato mentre sorregge una grande cesta, secondo la postura classica di chi è nell'atto di costruire; davanti a lui, rigorosamente in ordine gerarchico, suo figlio ed erede designato Akurgal e alti funzionari. Le dimensioni del sovrano e del principe risultano maggiori per aiutare a decodificare le figure in modo da identificare i personaggi più importanti. L'uso del kaunakes, sorta di gonnellino, portato da Ur-Nanshe e Akurgal, sembra connesso esclusivamente alla regalità.
Nel registro inferiore, il sovrano è nuovamente rappresentato seduto mentre banchetta, con bicchiere nella mano destra, per festeggiare l'avvenuta impresa edilizia; davanti a lui il principe ereditario tende il braccio destro verso il sovrano. La postura delle figure secondarie che seguono il principe Akurgal è quella tipica del fedele con mani giunte sul ventre secondo una tradizione figurativa ampiamente conosciuta anche nella statuaria dell'epoca.
Ancora più significativa è la Stele degli Avvoltoi, realizzata verso la metà del III millennio a.C.

lunedì 11 gennaio 2016

I SUMERI: Testa di Sargon

Uno degli esempi più interessanti della statuaria regale accadica è senz'altro la Testa di Sargon di Akkad risalente al XXIV-XXIII secolo a.C e conservata al Museo Nazionale di Baghdad.

Testa di Sargon
I pesanti capelli sono raccolti  in uno chignon posto sulla nuca del sovrano; l'acconciatura, assai accurata, lascia tre piccole ciocche di capelli che si liberano con precisione e formalismo, subito dietro l'orecchio. 

Il volto è meno astratto, più realistico rispetto alla tradizione statuaria protodinastica. Anche la barba, la cui parte terminale si divide in due masse di riccioli che si fanno sempre più lunghi e con incisioni più fitte, è più ricercata, resa con finissime ciocche sostituite da semplici linee incise vicino alla bocca.

Nella figura di Sargon, fondatore del regno akkadico, i topoi letterari e la propaganda dei successivi dinasti mesopotamici riconoscono "l'uomo nuovo", di sangue non regale, capace di costruirsi un proprio destino fino al controllo delle "quattro parti del mondo".

Le palpebre sono più accentuate, finalmente visibili, anche se la tecnica dell'incrostazione perdura secondo le più antiche formulazioni del periodo protodinastico. 

Il naso aquilino, gli zigomi molto pronunciati, la naturalezza complessiva della bocca, le labbra carnose e la resa delle sopracciglia e della barba rivelano maggiore attenzione all'espressività decorativa.

In questa testa bronzea, rinvenuta a Ninive, alcuni studiosi identificano Sargon, altri suo nipote Naram-Sin.

Priva degli intarsi delle cavità oculari, altri danneggiamenti riguardano le orecchie tagliate, la barba spezzata, il naso la cui punta è stata martellata e gli occhi entrambi rovinati (corrosione e trapanatura). La deturpazione della statua regale di Sargon non è accidentale, infatti, la distruzione di simulacri regali comporta una distinzione tra damnatio memoriae (cancellazione di ogni rimando al re per motivi politici interni) e il danneggiamento quale atto straniero per umiliare un re sconfitto; atti, ad ogni modo, considerati di cattivo auspicio. Alcuni studiosi hanno ipotizzato la distruzione della statua ad opera dei Medi o dei Caldei.

martedì 5 gennaio 2016

I SUMERI - PERIODO PROTODINASTICO: la statuaria

Oranti, provenienti da Tell Asmar
La statuaria mesopotamica del periodo protodinastico segue canoni artistici geometrici che porta all'uso delle forma cilindrica. Questa elimina spigolosità e traumi di linee, promuovendo invece un'immagine sinuosa e rotonda, nonostante il lieve rigonfiamento in corrispondenza dei pettorali.
La statuaria riproduce quasi sempre fedeli in atteggiamento di devozione al dio, come si nota da un gruppo di oranti in pietra provenienti dal tempio Quadrato di Tell Asmar, antica Eshnunna (tre esemplari sono stati, forse in modo errato, riconosciuti nella massima triade divina di Mesopotamia, cioè in Abu, la paredra e il figlio). Le statue mostrano un forte schematismo che le allontana da ogni prospettiva naturalistica; l'obiettivo della statuaria è la creazione di un canale privilegiato per comunicare con il dio.
La centralità delle braccia, rese secondo la classica postura del fedele, e la grandezza sproporzionata degli occhi hanno un forte significato di ricerca di un intimo dialogo con la divinità. La descrizione, il realismo e la visione naturalistica sono aspetti secondari.

sabato 26 dicembre 2015

I SUMERI - PERIODO PROTODINASTICO: architettura

Ci sono diverse testimonianze dell'architettura sacra in Mesopotamia di questo periodo e della sua diversità rispetto al periodo precedente. Emerge una netta differenza tra tempio alto e tempio basso e, anche all'interno della città stessa,  si riconoscono diverse tipologie di edifici. C'è una conoscenza più approfondita non solo delle struttura religiosa, ma anche del singolo complesso templare come documentato chiaramente dai templi di Sin a Khafaja e di Abu a Eshnunna. In questo periodo è ancora molto diffuso lo schema tripartito, come nel tempio di Sin, sebbene ora sia arricchito da elementi strutturali secondari come un cortile d'ingresso al santuario che, in seguito, diventerà una corte interna circondata da vani minori usati come magazzini o residenze per i funzionari del tempio.
Tempio di Abu
Una nuova tradizione nasce invece con i templi quadrati di Abu a Tell Asmar e di Shara a Tell Agrab. Questa architettura si caratterizzava per una corte centrale che introduceva alla cella di culto. Questa accoglieva sulla parete di fondo il simulacro del dio. Nel tempio di Tell Asmar ogni lato ospitava  celle di diverse dimensioni, mentre nel tempio di Shara gli spazi destinati al culto erano posizionati nell'angolo ovest, lasciando gli altri spazi a funzioni amministrative e residenziali.

Tempio ovale - ricostruzione
In questo periodo si afferma anche il tempio ovale conosciuto negli scavi di Khafaja, Tell el-Obeid e Tell al-Hiba (antica Lagash): questi santuari sorgevano su una terrazza che si stagliava nel cortile interno di un complesso monumentale religioso racchiuso da mura ellittiche. Il tempio seguiva uno schema tripartito con ingresso a gomito, raggiungibile con una scalinata ortogonale che colmava il dislivello tra la sommità della piattaforma e il cortile del complesso. 
Con il Protodinastico compaiono i primi complessi architettonici palatini conosciuti a Jemdet Nasr, Kish, Eridu, Tell Asmar.
Cartina siti archeologici

Elementi comuni dei palazzi protodinastici sono  l'articolazione dei vani che sembra non seguire alcuna simmetria. I vani, sembrano essere organizzati intorno a un cortile centrale che gestisce e permette  la circolazione interna all'edificio. La scarsità dei rinvenimenti, noti sempre parzialmente e non nella loro interezza, non permette di identificare altri tratti comuni  dell'architettura palatina del periodo Protodinastico in Mesopotamia.

giovedì 17 dicembre 2015

I SUMERI - PERIODO PROTODINASTICO: lo stendardo di Ur

Lo stendardo di Ur è una cassetta dalle facciate rettangolari e dai lati trapezoidali che mostrano una divisione in registri, i cui listelli divisori sono realizzati con piccole piastrine ottenute da conchiglie provenienti dell'oceano Indiano e con minuscoli frammenti di lapislazzuli.
Lo stendardo è stato rinvenuto presso il cimitero reale della città,  nella tomba 779, assieme ad altri straordinari corredi che rappresentano le più significative scoperte archeologiche di tutto il XX secolo.
Su un lato sono rappresentate scene di una guerra vinta dai Sumeri, nell'altro scene tipiche dei periodi di pace. Le figure, rappresentate in modo bidimensionale, sono distribuite in fasce orizzontali sovrapposte. In entrambi i pannelli la lettura narrativa procede dal basso verso l'alto e da sinistra a destra. 
La composizione è ritmica, anche se in ogni fascia le figure sono disposte a intervalli diversi, ed esprime il senso del movimento. I personaggi rilevanti sono rappresentati secondo i canoni convenzionali,  con il volto, le gambe e i piedi di profilo,  e gli occhi e il torace di fronte, per metternene in evidenza l'importanza. Prigionieri e schiavi hanno invece forme e peso più liberi. Il fondo, in entrambi i pannelli, è fatto di lapislazzuli, pietre dure di colore blu scuro, sul  quale sono state inserite conchiglie, pietre di calcare rosso e madreperle bianche. Le scene sono raccontate attraverso tre registri.
Facciata della guerra
Sulla facciate "della guerra", i registri mostrano i nemici travolti dai carri trainati dagli onagri delle milizie di Ur. I vinti sono fatti prigionieri e portati al cospetto del sovrano, dalle dimensioni maggiori, che li attende con tutta la corte e il cocchio reale. I soldati indossano lunghi mantelli e il capo è cinto da una cuffia. I carri da guerra avanzano per mezzo di ruote. Questa è la prima rappresentazione della ruota. Come si nota nello stendardo, le prime ruote erano di legno pieno, fatte con tre pezzi uniti tramite traverse di legno o corregge di cuoio. Erano di certo molto pesanti, ma hanno comunque rivoluzionato la storia dell'uomo. I carri erano trascinati da cavalli addestrati e molto curati.

Facciata della pace
Sulla facciata "della pace", vediamo lo svolgersi di un banchetto. Il sovrano beve davanti alla corte mentre musici suonano l'arpa. Il tema del banchetto,  già noto grazie ai sigilli della stessa epoca, assume un significato nuovo perché legato alla celebrazione delle imprese del sovrano, perdendo il suo valore di culto, rappresentato invece nelle placche votive del periodo Protodinastico e nel vaso protostorico in alabastro di Warka.
Nei registri inferiori si vedono servi, pastori, contadini che portano i loro prodotti a palazzo: sacchi di cereali, montoni, buoi, pesce,  legna.
I lati brevi dello stendardo erano composti da motivi mitologici che ricordano l'eroe, forse trasposizione del re stesso, che uccide la gazzella, l'aquila leontocefala che artiglia un toro androcefalo accovacciato, capridi rampanti, uno dei quali con una coppa in mano, e vaghe  rappresentazioni della natura selvatica.

mercoledì 9 dicembre 2015

I SUMERI - PERIODO PROTODINASTICO

Questo periodo mostra una certa omogeneità,  nonostante l'intera Mesopotamia sia caratterizzata da un accentuato policentrismo, con le città-stato in competizione tra loro o, a volte, dipendenti tra loro.
Ur - ricostruzione
Questo è il periodo in cui si verifica un forte incremento demografico in tutti i maggiori centri: Uruk, Ur, Lagash, Umma a sud, Adab e Nippur nel centro e Assur e Mari nel nord della Mesopotamia. 
Le nuove forme statali si organizzano intorno al palazzo che diventa un centro direzionale delle nuove citta-stato, delegando al tempio, precedentemente unica organizzazione statale, il primato ideologico, compresa la legittimazione divina del potere regale.
I complessi religiosi  mantengono una certa importanza amministrativa ed economica sebbene siano subordinati al potere del palazzo. La nascita di un centro forte, con l'autorità del palazzo affiancata a quella del tempio, determina un maggiore e più diretto controllo sulla periferia. Nella campagna,  che deve ora contribuire con il pagamento di tasse e fornitura di lavoro, si estende l'amministrazione centrale attraverso un procedimento di decentramento e sfruttamento dei campi. 
La produzione artistica è frutto della propaganda per legittimare i re delle città-stato, amministratori del territorio cittadino per conto del dio, di cui il sovrano è solo un custode.
La regalità viene spiegata dal concetto che essa "discende dal cielo", cioè è donata dagli dei al sovrano che si impegna a essere uno strumento del volere divino facendo da mediatore tra la sfera umana e quella divina. I re si presentano come amministratori di un territorio e di un popolo che appartengono alla divinità protettrice della città. I loro compiti sono quelli di curare gli aspetti amministrativi e di difesa, sebbene la qualità e la quantità dei raccolti, la produttività del regno e l'esito delle battaglie, rimangano volontà del dio. Il re deve anche essere garante del culto, cercando un buon rapporto con la divinità. Risalgono alla fine di questo periodo le prime informazioni di conflitti tra le diverse città-stato: Lagash contro Umma, Uruk che sottomette Ur, Larsa, Umma e Nippur fino a regnare su tutta la Mesopotamia orientale.