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martedì 2 febbraio 2016

I SUMERI - PERIODO ACCADICO: Stele di Naram-Sin

La Stele di Naram-Sin o Stelle della Vittoria è un bassorilievo di arenaria alto circa 2 metri. Rinvenuta nei pressi si Susa, l'opera celebra le gesta del sovrano accadico Naram-Sin ed è, oggi, conservata presso il Museo del Louvre.

La figura del sovrano Naram-Sin, come quella di Sargon, diventerà un modello letterario ampiamente sfruttato dalla posteriore tradizione storiografica della Mesopotamia. In questo caso egli sarà preso come ideale negativo, verosimilmente a causa del suo tentativo di imporre la nuova figura del re-dio, unico artefice delle vittorie militari. La figura storica di Naram-Sin, in realtà, continua e sviluppa una comunicazione ideologica-religiosa che mira alla celebrazione del sovrano.
L'iscrizione originale ricordava le vittorie del sovrano contro i Lullubi, ma una seconda fu aggiunta in seguito da Shutruk-Nakhkhunte, sovrano elamita che dovette depredare  la stele di Sippar, dove originariamente era eretta, e riutilizzarla per i propri obiettivi di propaganda a Susa, dove poi fu rinvenuta.
Stele di Naram-Sin
Schema compositivo
La generale postura, lo sguardo del re verso l'alto, i nemici sconfitti e calpestati dall'avanzata del sovrano conferiscono all'intera rappresentazione drammaticità e un generale senso di inarrestabilità.
L'attenzione con cui si descrivono gli aspetti paesaggistici documenta un primo grande sforzo finalizzato a storicizzare l'evento.
Le divinità sono relegate a semplici simboli astrali.
La stele, opera più importante della dinastia, era a lunetta, secondo una tradizione già conosciuta del periodo Protodinastico, ma la decorazione era posta su di un solo lato e priva di listelli divisori.
Il sovrano è rappresentato con lunga barba e con la tiara a corna, copricapo esclusivo delle divinità, mentre armato di arco e frecce procede verso l'alto, le gambe poste su livelli distinti per accentuare la forza nell'incedere. L'ascensione dell'esercito accadico, non più visto come una moltitudine indistinta e compatta, è enfatizzata dall'uso di un piano obliquo su cui le figure si stagliano.

venerdì 29 gennaio 2016

I SUMERI - PERIODO ACCADICO

All'incirca tra il  2350 al 2150 a. C.,popoli semitici riescono a dominare politicamente dalla capitale Akkad quasi tutta la valle, raggiungendo probabilmente anche la costa del Mediterraneo e facendo incursioni nell'Asia Minore e nell'Elam. L'influenza dell'arte accadica si fa sentire anche in Assiria e a Susa, e in genere in tutta la Mesopotamia. Quest'arte si sovrappone a quella sumera che rimane alla base delle manifestazioni artistiche del paese, ma subisce alcune modifiche che le conferiscono carattere proprio, le quali, in parte, si riattaccano alla civiltà preistorica di Gemdet Naṣr e, in parte, sono dovute allo spirito artistico delle stirpi semitiche conquistatrici. 
Con l'arte accadica si supera lo stile geometrizzante dell'arte sumera e si va verso una visione artistica naturalistica. Sebbene la pietra opponesse all'artista grandi difficoltà per la lavorazione, alcuni scultori sono riusciti a dominarla in modo veramente magistrale. All'arte accadica appartiene una delle più insigni sculture della Mesopotamia antica: la stele trionfale di Narām-Sin.
Statua di Manishtushu
Qualche tratto nuovo rispetto all'arte sumera si osserva nelle sculture di Manishtusu, secondo successore di Sargon: per esempio, in due basi di statue del Louvre, una delle quali è decorata con bassorilievi rappresentanti i nemici abbattuti. Dello stesso re ci è pervenuto il busto di una statuina, eseguita a Susa, con la lunga barba, le mani intrecciate sul petto. Ha gli occhi inseriti a incrostazione. 
Che non tutti gli artisti giungessero allo stesso livello d'arte si può vedere dal frammento di una stele, conservata a Costantinopoli, dello stesso re, ritratto molto rigidamente secondo i canoni sumeri. Il Museo del Louvre possiede un frammento di stele con scene guerresche, proveniente da Lagash, un altro frammento con due divinità, le quali tengono in mano un vaso con due fiotti d'acqua e piccoli pesci; tutti lavori risalenti, forse, al periodo di Akkad