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giovedì 16 febbraio 2017

ANTICO EGITTO: la stele di Djet o stele del re-serpente

Questa stele proviene da Abido ed oggi è conservata al Museo del Louvre. Si tratta di una lapide funeraria in pietra risalente alla prima dinastia, quindi circa 3000 a.C., che prende il nome dal faraone Djet. Prende nome anche dal cobra scolpito al centro. E' stata scoperta nel 1896. Questa rappresentazione del cobra corrisponde alla consonante egizia "dj". Non possiamo essere certi dell'esatta pronuncia del nome anche se è noto che nel sistema di scrittura egizia non fossero presenti le vocali. Questa è uno degli esempi più antichi di geroglifici monumentali risalenti alle prima dinastie (inizio del 3100 a.C.)

Il cobra è contenuto in un rettangolo che rappresenta un edificio (probabilmente la residenza reale) ed è stato raffigurato secondo le convenzioni del disegno egizio rimaste in uso fino alla fine del periodo romano. Sono visibili sia l'esterno, un muro decorato, che l'interno. Il cobra è sormontato da un falco, sacro al dio Horus che il faraone incarna sulla terra. L'iscrizione recita "Horus Cobra", nominando il re, un successore di Horus nel palazzo reale. I nomi della maggior parte dei faroni egizi sono stati scoperti in questa forma. Il nome Horus

Sebbene la stele fosse originariamente alta più di 2 metri, non è stata creata per essere visibile da lontano né per essere un segnaposto. E' stata trovata rotta vicino a una nicchia in un muro nel quale forse era incorporata, all'interno di uno dei più antichi monumenti funerari egizi nel sito archeologico di Abido, dove venivano sepolti i re della prima dinastia. L'iscrizione del nome del re nella pietra dura serviva a garantirgli la vita eterna.

martedì 27 dicembre 2016

GLI ASSIRI: Assurbanipal

Assurbanipal, il Sardanapalo dei greci, è un sovrano dalla personalità eclettica, di letterato, molto distante dall'idea di regalità espresso da Assurnasirpal II prima e da Sargon II poi. Con Assurbanipal cambiano i programmi figurativi dei nuovi complessi scultorei conosciuti presso i palazzi di Ninive. La celebrazione della sua personalità non passa tramite l'esaltazione delle gesta di guerra o la magnificazione dell'apparato amministrativo e burocratico che controlla il regno; il re si fa vanto di essere un esperto scriba, in grado di interpretare testi sumerici e akkadici, di essere un buon matematico e astronomo. 
La creazione di una biblioteca nel palazzo di Ninive esprime appieno l'intellualismo di questo sovrano. Le campagne militari da lui decise sono ora rappresentate in un insieme caotico di eventi dove il re non è più parte integrante della lotta, ma diventa spettatore distaccato di battaglie il cui destino è già segnato, lo stratega, l'artefice di vittorie festeggiate in ambienti bucolici ma crudamente ricordate dalla testa tagliata del nemico vinto.
Assurbanipal è l'ultimo sovrano neoassiro capace di organizzare e tenere unito il regno prima dell'ascesa di nuove autonomie politiche , di origine orientale; infatti, sebbene il re sappia porre rimedio alle continue rivolte di Babilonia e riesca a penetrare fino in territorio elamita saccheggiando e distruggendo una delle sue capitali (Susa), nuove genti del nord-est (cimmeri, sciti, mannei e medi) determinarono nuovi rapporti di forza che, con la rinascita di Babilonia, aggraveranno la crisi assira.

martedì 20 dicembre 2016

GLI ASSIRI - PERIODO NEOASSIRO: alcuni esempi di rilievo

RILIEVO DI ASSURNASIRPAL II
I rilievi del palazzo Nord-Ovest mostrano un grande senso ritmico delle rappresentazioni e degli eventi, un modello massivo delle immagini rappresentato, un esasperato grafismo dei tratti anatomici delle figure, un piatto rilievo che permea ogni immagine, un'esplosiva energia conferita dall'elevato numero di figure, dal mancato utilizzo della simmetria, dal caotico incedere dell'esercito assiro.


L'immagine del re nella sala del trono B di Kakhu è onnipresente: il sovrano si mimetizza alla proprie milizie, compie le stesse azioni dei proprio soldati, e la sua identificazione non è dunque immediata. La narrazione storica porta a una mancata attenzione sugli aspetti naturalistici dove spesso le esigenze compositive del racconto condizionano i rapporti dimensionali tra figure tanto da rendere la rappresentazione spesso incoerente sul piano ottimo. Il progetto decorativo delle sale del complesso palaziale voluto da Assurnasirpal II a Nimrud rappresenta il primo grande ciclo di rilievi di carattere epico-narrativo dell'arte neoassira. La decorazione parietale celebra la figura eroica del re sfruttando ininterrotti registri narrativi. Le iscrizioni reali di Assurnasirpal II ricordano l'assedio della città fortificata di Udu. Anche il principe ereditario partecipa all'assedio della città.

RILIEVO DI SARGON II
In questi nuovi canoni di stile e forma la figura umana viene maggiormente valorizzata secondo una nuova ricerca naturalistica che privilegia la staticità rispetto al dinamismo. 
Il modello si fa più accentuato, i volti delle figure sono rappresentati con guance carnose, sopracciglia al altorilievo, curve sinuose , soprattutto quelle delle spalle. I rilievi scultorei conosciuti a Khorsabad introducono novità, soprattutto nel modo di pensare e presentare il sovrano. La staticità e la ieraticità di alcune rappresentazioni conferiscono un'atmosfera rilassata, di calma e pacato controllo. Il programma figurativo di Khorsabad esprime sicurezza per una sovranità che non sente più il bisogno di mostrare l'ininterrotto succedersi di trionfi militari, ma i vantaggi di un impero universale che reca benefici a tutti coloro che ne fanno parte. Sargon II è rappresentato con il copricapo tronco-conico, l'asta e la mazza della regalità. Rispetto al rilievo delle officine reali di Assurnasirpal II, l'ampiezza delle spalle è ridotta e la visione quasi a tre quarti mitiga lo sviluppo orizzontale  della figura; in altri casi la rappresentazione è esclusivamente resa di profilo, privilegiando lo sviluppo verticale dei personaggi.
Il vestito è molto più lungo rispetto ai periodi precedenti: i bordi del mantello sono schematici e scarni, mentre la parte inferiore della veste è pressoché priva di decorazioni, più discreta, austera e solenne. Le figure sono ora meno "pesanti", leggermente più slanciate, inserite in uno spazio non più caotico e riduttivo dell'immagine del sovrano. Il principe ereditario Sennacherib è fermo davanti la figura di Sargon, privo del copricapo reale, ma con una lunga veste decorata da linee incise verticali.

RILIEVO DI ASSURBANIPAL 
L'intera lastra rappresenta la battaglia sull'Ulai vinta da Assurbanipal. Le figure, al contrario di quanto conosciuto nel classicismo sargonide o nel miniaturismo plastico di Sennacherib, rifiutano schemi fissi, strutture compositive rigide e ripetitive; i soldati interferiscono nella rappresentazione, comunicano, interagiscono fisicamente, mostrano posture sempre diverse.
Con Assubanipal il rilievo torna a essere piatto e la composizione, anche se affollatissima e ricca di dettagli, diventa più leggera e di facile lettura. La divisione in registri è subordinata all'evento narrativo e alle esigenze della rappresentazione. Le iscrizioni ricordano la vittoria di Assurbanipal contro gli elamiti lungo il fiume Ulai, nella battaglia di Til Tuba. 
L'esercito assiro, riconoscibile dai soldati con copricapo a punta, attacca le milizie elamite rappresentate con una larga fascia sul capo che termina con un nodo sulla nuca. Alle scene di assedio e battaglie campali di Nimrud e Khorsabad si sostituisce ora un forte realismo che si anima in rappresentazioni molteplici e diversificate dove ogni singolo confronto, che determina una visione corale, raffigura la spietata carneficina che si svolge nel luogo della battaglia. I nemici sono massacrati e mutilati con asce e picche, i corpi senza vita rantolano nella palude, i cavalli giacciono agonizzanti tra i resti dei carri da guerra.

martedì 9 febbraio 2016

I SUMERI: la figura di Gudea di Lagash

La figura di Gudea rimane una delle più enigmatiche e forse meno comprese tra quelle del III millennio a.C. mesopotamico. Gudea, che si fregia del titolo di "ensi (governatore) di Lagash", sembra aver avuto un ruolo importante anche fuori dalla sua provincia. Sembra probabile che il sovrano di Lagash abbia avuto un controllo sulla Mesopotamia centrale e meriodionale. Le sue attività militari (scontri con gli elamiti) sono documentate solo in modo parziale.
Gudea cambia il modo di concepire la regalità del periodo akkadico, stravolgendo le posizioni ideologiche e religiose adottate dai suoi predecessori. 

Statua di Gudea di Lagash

Il sovrano di Lagash si dipinge principalmente come buon amministratore, governatore (per conto del dio) e soprattutto costruttore. Gudea ricorderà, nelle proprie iscrizioni celebrative, interventi sulle principali fabbriche sacre di Mesopotamia, come l'Eanna di Inanna, stravolgendo l'ideale eroico della sovranità akkadica. Per il nuovo modo di esprimere la regalità, Gudea è ora rappresentato come il buon pastore che guida il suo gregge (popolo) e adempie al volere divino. Le devozione che Gudea di Lagash ostenta alle divinità nell'erezione di nuovi complessi sacri e nel restauro di vecchi santuari assume in alcuni casi forme ossessive. Il sovrano non si limita a intervenire sui complessi architettonici del regno ma erige all'interno di essi statue in diorite con la propria immagine, che recano ampi apparati iconografici in cui viene sottolineata la sua operosità  edile e la giustizia sociale che ne deriva.

lunedì 11 gennaio 2016

I SUMERI: Testa di Sargon

Uno degli esempi più interessanti della statuaria regale accadica è senz'altro la Testa di Sargon di Akkad risalente al XXIV-XXIII secolo a.C e conservata al Museo Nazionale di Baghdad.

Testa di Sargon
I pesanti capelli sono raccolti  in uno chignon posto sulla nuca del sovrano; l'acconciatura, assai accurata, lascia tre piccole ciocche di capelli che si liberano con precisione e formalismo, subito dietro l'orecchio. 

Il volto è meno astratto, più realistico rispetto alla tradizione statuaria protodinastica. Anche la barba, la cui parte terminale si divide in due masse di riccioli che si fanno sempre più lunghi e con incisioni più fitte, è più ricercata, resa con finissime ciocche sostituite da semplici linee incise vicino alla bocca.

Nella figura di Sargon, fondatore del regno akkadico, i topoi letterari e la propaganda dei successivi dinasti mesopotamici riconoscono "l'uomo nuovo", di sangue non regale, capace di costruirsi un proprio destino fino al controllo delle "quattro parti del mondo".

Le palpebre sono più accentuate, finalmente visibili, anche se la tecnica dell'incrostazione perdura secondo le più antiche formulazioni del periodo protodinastico. 

Il naso aquilino, gli zigomi molto pronunciati, la naturalezza complessiva della bocca, le labbra carnose e la resa delle sopracciglia e della barba rivelano maggiore attenzione all'espressività decorativa.

In questa testa bronzea, rinvenuta a Ninive, alcuni studiosi identificano Sargon, altri suo nipote Naram-Sin.

Priva degli intarsi delle cavità oculari, altri danneggiamenti riguardano le orecchie tagliate, la barba spezzata, il naso la cui punta è stata martellata e gli occhi entrambi rovinati (corrosione e trapanatura). La deturpazione della statua regale di Sargon non è accidentale, infatti, la distruzione di simulacri regali comporta una distinzione tra damnatio memoriae (cancellazione di ogni rimando al re per motivi politici interni) e il danneggiamento quale atto straniero per umiliare un re sconfitto; atti, ad ogni modo, considerati di cattivo auspicio. Alcuni studiosi hanno ipotizzato la distruzione della statua ad opera dei Medi o dei Caldei.