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sabato 29 ottobre 2016

GLI ASSIRI - PERIODO PALEOASSIRO: la glittica

L'arte glittica della Mesopotamia settentrionale è conosciuta dalle impronte di sigilli sulle tavolette commerciali rinvenute in Cappadocia, dai sigilli  a cilindro provenienti da luoghi anche molto distanti dall'Assiria, in particolare da Mari, Tell Rimah e Tell Leylan. 
 
Il tema trattato  sui sigilli rimane quello della presentazione del fedele a una divinità o a un sovrano in trono. Dal punto di vista stilistico si riconsocono le seguenti caratteristiche:
  • allungamento delle figure
  • eliminazione del naturalismo
  • stilizzazione delle figure
  • spigolosità delle icone
  • formule epigrafiche scarne e ripetitive

martedì 17 maggio 2016

I BABILONESI - PERIODO CASSITA: la glittica

La glittica cassita del periodo arcaico s'ispira alla tradizione del tardo periodo paleobabilonese. Da un punto di vista stilistico e formale, le innovazioni cassite sono da identificare nell'eleganza delle figure ora alte e slanciate, che mostrano forti analogie con quanto conosciuto in Alta Mesopotamia e in Siria con la seconda metà del II millennio a.C.
A cavallo  tra il XIV e il XIII secolo, quest prime formulazioni glittiche sono affiancate e poi sostituite da realizzazioni che subiscono la nuova arte medioassira: vivacità di composizione, ricercato naturalismo, nuovo modo di concepire lo spazio scenico del sigillo e iscrizioni disposte anche orizzontalmente.
Le più tarde realizzazioni cassite mostrano nuovi schemi araldici che sfruttano capridi rampanti ai lati di un albero sacro, uomini-pesce o figure fantastiche e composite conosciute nel patrimonio iconografico delle stele-kudurro.

martedì 5 aprile 2016

I BABILONESI - PERIOSO PALEOBABILONESE: dea dalle acqua zampillanti

La statua proviene da Mari e risale al XVIII secolo a.C. Oggi è conservata al Museo Archeologico Nazionale di Aleppo. La produzione statuaria del periodo paleobabilonese conosciuta da Mari, città del medio corso dell'Eufrate, mostra tratti stilistici e di realizzazione tecnica prossimi alle coeve sperimentazioni della Babilonia. 
Dea dalla acqua zampillanti
La dea indossa una tiara a corna che la identifica come una divinità. Gli occhi sono incavi per ospitare pietre preziose, secondo tecniche di incrostazione già conosciute  verso la fine del IV e l'inizio del III millennio a.C.
La dea tiene tra le mani un vaso da cui, tramite un condotto interno, usciva l'acqua simbolo di fertilità e di prosperità. Questa combinazione di elementi trova ampia diffusione nella contemporanea e più antica produzione di sigilli a cilindro, dove spesso il vaso con acqua zampillante era associato a figure mitologiche, divinità o sovrani.
La dea indossa una collana a sei giri, formata da piccole sfere che si fanno più grandi nella parte inferiore. La veste è decorata da incisioni ondulate e da pesci.
Nonostante le reminiscenze neosumeriche, la sinuosità, il volume e il plasticismo che pervadono la statua hanno forti richiami nelle contemporanee botteghe della Mesopotamia centro-meridionale del II millennio.

sabato 23 gennaio 2016

I SUMERI - PERIODO PROTODINASTICO: la glittica

Le prime opere glittiche del periodo protodinastico sono i sigilli rinvenuti a Fara e nei centri della Diyala, in cui l'uso del fregio continuo sfrutta l'intreccio tra le figure, in particolare usa le numerose scene di lotta di natura mitologica. Esistono però numerose varianti di carattere iconografico e stilistico che portano a una riduzione però dei temi trattati. Sono numerose le soluzioni stilistiche adottate, caratterizzate dall'alternarsi di figure antropomorfe - animali, mitiche, fantastiche - in posizioni intrecciate, capovolte o rampanti.
La glittica della fase finale del periodo Protodinastico mostra una forte rottura di stile con le espressioni iconografiche del periodo precedente. L'eroe nudo, identificato in Gilgamesh, domatore di fiere che aggrediscono antilopi, rimane una delle rappresentazioni più diffuse nella glittica del III millennio. L'eroe è contraddistinto da riccioli e da una corda in vita. Spesso è rappresentaton mentre sorregge un toro dalle lunghe corna.
Sigillo
Questo costituisce un elemento di continuità con le culture di Uruk e Jemdet Nasr. Le scene dei sigilli di questo periodo rappresentano momenti epici della lotta dell’eroe contro le fiere in protezione del suo gregge; queste scene hanno una chiara valenza religiosa e mitologica data dalla presenza non solo di esseri ordinari, quali i leoni che attacano il gregge o i capridi, ma anche da quella di esseri straordinari come Imdugud (aquila leontocefala), l’Uomo-Toro (essere con quarti posteriori e testa taurini e busto e arti superiori umani) e il Toro Androcefalo (essere con corpo e corna taurini e viso umano barbuto). Questi soggetti ibridi, creati dall’accostamento di elementi animali ed umani, sono presenti quasi esclusivamente su questo tipo di supporto, mentre in altre forme artistiche sono molto meno frequenti (amuleti, statuaria, ceramica).
Sembra verosimile pensare che queste scene di lotta tra eroi, animali ed esseri ibridi possano riflettere la contrappossizione tra l'ordine naturale imposto dagli dei e le forze maligne del caos.