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mercoledì 22 febbraio 2017

ANTICO EGITTO: la Statua di Khasekhemwy in scisto


La Statua di Khasekhemwy, realizzata in scisto verde, è un'antica scultura egizia che raffigura il faraone Khasekhemwy, che regnò tra il 2740 e il 2705 a.C. Alcuni ritengono appartenga alla II dinastia, ma le incertezze rimangono molte.

La statua è uno degli esempi più antichi di statuaria egizia regale ma dimostra già  una grande maestria nella lavorazione della pietra dura. Appartiene a una coppia di statue posta dal faraone stesso nel tempio di Ieracompoli, dove è stata rinvenuta nel 1898 da James Quibell. 
Khasekhemwy è seduto sul trono di semplice fattura, indossa la corona bianca dell'Alto Egitto e il mantello bianco della festa giubilare sed, con la quale il Paese celebrava un ringiovanimento del sovrano a partire dal suo 30° anno di regno. Era un'usanza molto antica, probibilmente risalente al periodo protodinastico, secondo la quale si metteva a morte il re, considerato troppo anziano e non più in grado di difendere il proprio popolo. La cerimonia serviva al regnante per dimostrare il suo vigore fisico. Il rito consisteva nel portare il sovrano in una sorta di catalessi procurata tramite l'utilizzo dei fiori di loto. Il re veniva poi deposto dai sacerdoti in un sarcofago, dove rimaneva alcuni giorni. Al suo risveglio risultava in perfetta forma fisica e mentale. 

Nella scultura, il faraone Khasekhemwy ha la mano destra chiusa e poggiata sulla coscia mentra la mano sinistra è poggiata nell'incavo del gomito destro; in origine, entrambe le mani impugnavano scettri andati perduti. La parte destra del capo e della corona mancano completamente. La parte restante lascia intravedere la maestria dello scultore nella resa degli occhi e della bocca.
Intorno alla base, sono inscritti numeri e simbolia indicare quanti nemici ha sottomesso il re. Il loro numero è di 47209, cifra di molto in eccesso.

mercoledì 8 febbraio 2017

ANTICO EGITTO: la tavolozza di Narmer

La Tavolozza di Narmer è il primo reperto che testimonia l'unificazione dell'Alto e del Basso Egitto. E' stata trovata a Ieracompoli da James Edward Quibell. Si tratta di una grande paletta per belletto in scisto verde alta circa 64 cm e larga 42 cm. Risale al periodo tra la fine di Naqada III e l'inizio dell'epoca tinita.
Celebra le lotte che hanno portato all'unificazione delle Due Terre. La decorazione è scolpita su entrambi i lati della lastra, in cui il registro superiore è modulato sulla forma di due teste della dea Hathor, dal volto umano con orecchie e corna bovine, che fiancheggiano il serekh contenente il volto di Narmer. Il reperto aveva anche un'utilità pratica nella vita quotidiana perché su di esso veniva triturata la polvere blu o nera con cui gli egizi si truccavano gli occhi. La funzione principale  era però quella cerimoniale. La Tavolozza è anche un importante reperto filologico poiché costituisce uno dei primi esempi di scrittura geroglifica dell'Antico Egitto. Compaiono infatti simboli e concetti evoluti come il falco Horus, la dea Hatohr, il tempio a facciata di palazzo ed altri elementi  che saranno il fondamento della teologia e della cultura egizia come la centralità della figura del re.

Tavolozza di Narmer - verso
Il verso della tavolozza è diviso in tre registri, ognuno con un messaggio preciso.
  • Primo registro: è il più in alto e al suo interno c'è un serekh (cartiglio) in cui è scritto il nome del faraone Narmer, identificato in un pesce gatto e da una mazza. Ai lati dominano due teste di vacca simbolo della dea Hathor.
  • Nel secondo registro domina la figura di Narmer. Ha in capo la corona bianca simbolo dell'Alto Egitto ed è raffigurato con gli attributi tipici dei re, come la barba e la coda di toro ad indicare la potenza del sovrano come "Horus Toro Possente". Nella mano destra, il re stringe una mazza con sui colpire un uomo inginocchiato a terra e che tiene per i capelli. Di fronte a Narmer c'è un falco appoggiato su sei fusti di papiro, simbolo del Delta del Nilo, zona ricca di questa pianta. Il simbolo del papiro era usato anche per indicare il numero mille, quindi la scena potrebbe essere interpretata come la sottomissione di seimila prigionieri nella zona del Delta.
  • Nel terzo registro, ci sono due uomini nudi, probabilmente nemici, e un piccolo simbolo che indica una città, rimarcando la potenza di Narmer che sottomette nemici e località del Basso Egitto.

Tavolozza di Narmer - retro

Il retro della Tavolozza, invece, si può dividere in quattro registri:

  • Primo registro: è uguale a quello del verso e ripete il nome del re affiancato alla dea Hathor. Ne deriva una doppia intestazione, la "firma" dell'oggetto da parte di Narmer.
  •  Secondo registro: qui troviamo la scena principale. Narmer ha in capo la corona rossa del Basso Egitto, la mazza e, soprattutto, regge il flagello, simbolo di autorità. Davanti al re c'è una donna detta Tjet e quattro portastendardi che portano gli emblemi di quattro divinità tra cui, oltre i falchi, di nota Wepwawet, il dio simile ad Anubi, "colui che apre la via", la guida degli dei e protettore dei defunti nell'aldilà. Davanti al corteo ci sono due file di cinque corpi decapitati con le loro teste fra le gambe: il nemico è sconfitto e immolato agli dei.
  • Terzo registro: è dominato dal cerchio formato dal collo allungato di due felini, forse leonesse o pantere: qui forse veniva triturato il colorante blu o nero per il trucco degli occhi. Due personaggi le tengono al guinzaglio.
  • Quarto registro: un toro, simbolo della regalità vittoriosa, ha grandi corna lunate. A testa bassa colpisce le mura turrite di una città e calpesta un nemico; la muscolatura e i dettagli del corpo sono descritti con precisione e realismo. 

Le scene descritte nella Tavolozza di Narmer sono eloquenti e sembra quindi evidente che la supremazia di un re dell'Alto Egitto abbia domato il Basso Egitto, conquistandone i territori. Il prezioso reperto indica l'esistenza, in quel periodo, di divinità che saranno fondamentali nell'Egitto dinastico, come Horus e Hathor, madre dello stesso Horus.
Il concetto di Re identificato con Horus era probabilmente presente in Alto Egitto già prima dell'unificazione. In quest'ottica è possibile collocare anche il tempio a "facciata di palazzo" tipico dell'era Tinita. Il tempio, o la dimore eterna, la mastaba è la casa di Horus, cioè il faraone, ma "Casa di Horus" è il significativo di Hathor. Sembrano quindi ben radicati i princìpi base di una tradizione religiosa che sarà millenaria: Namrer, sul suo gonnellino, ha decorato un tempio a facciata di palazzo con testa di vacca a sormontare la dimora reale dell'Horus.

martedì 7 febbraio 2017

ANTICO EGITTO: la cultura di Naqada

L'arte di Naqada si sviluppa in Alto Egitto tra il 3900 e il 3060 a.C. E' conosciuta principalmente grazie ai riti funerari. Era già radicata la credenza nell'aldilà: i morti non venivano ancora mummificati, ma deposti in fosse ricche di corredi funerari.
Cartina

Questo periodo viene diviso in tre fasi:
  • Naqada I (amraziano): tra il 3900 e il 3650 a.C.
  • Naqada II (gerzeano): tra il 3650 e il 3300 a.C
  • Naqada III (semainiano): tra il 3300 e il 3060 a.C.
Da sempre gli storici e gli studiosi si pongono la domanda sulla provenienza dei popoli che hanno dato vita alla civiltà egizia. Le teorie più accreditate sono due:
  1. invasori che, arrivando dalla Mesopotamia e attraverso il Mar Rosso, sono giunti in Egitto creando la "razza dinastica"
  2. popoli provenienti dalla terra di Punt, nell'attuale Somalia (teorie formulata da Petrie) 
A prescindere da quale delle due sia la più veritiera, è costante la presenza di ceramiche e necropoli.

NAQADA I
Vasi con bordo nero
La produzione di ceramiche è l'elemento caratterizzante di questa fase. Sono vasi di forma aperta, dal fondo rosso e talvolta decorati con disegni geometrici bianchi (linee, trattini, zig-zag). Verso la fine di questo periodo si osservano anche rappresentazioni stilizzate di animali (ippopotami, coccodrilli), figure umane, scene di caccia e di culto, riti sacri e barche.
Figurine
Un'altra produzione importante è quella dei vasi di forma conica, rossi all'esterno ma con bordi neri. Venivano capovolti e cotti. In questo modo i bordi si annerivano. Sono attestati scambi commerciali tra Alto e Basso Egitto. Un vaso fabbricato con pietra del Nord è stato trovato a El-Amra. La pietra è uno dei materiali fondamentali in questo periodo. In molte sepolture sono state rinvenute tavolozze e mezza discoidali. Le prime erano realizzate in scisto e venivano usate per i cosmetici. Anche il rame veniva importato dal Sinai o forse dalla Nubia, dalla quale provenivano ossidiana e oro. Le figurine umane, sia maschili che femminili, erano eseguite in avorio o terracotta. Forse erano associate al culto della fertilità.

NAQADA II
Vasellame
Pettini
In questo periodo si assiste alle prime migrazioni e alla fondazione delle prime città. L'arte si sviluppa e si diversifica. Ci sono vasi in pietra levigata, elementi in lapislazzuli, oggetti in rame (spille, pettini, amuleti e perle), coltelli in osso, calici dai bordi neri. I cambiamenti più evidenti sono nell'ambito della ceramica, delle tavolozze per cosmetici e figurine umane. C'erano scambi con la Palestina e la Nubia.
La differenza più evidente con il periodo di Naqada I, per quanto riguarda la ceramica, è l'inversione dei colori: si usano pigmenti bruni su un fondo nocciola. Le decorazioni si evolvono: scene più strutturate ma più misteriose come una barca con molti remi, due cabine, uno stendardo e personaggi sul ponte. E' stata interpretata come un villaggio con le sue palizzate. 
Le tavolozze cambiano forma: scudo o mezzaluna con bordi seghettati da cui fuoriescono teste di serpente o di uccelli.

NAQADA III
Paletta con bassorilievi
Coltelli decorati
Lo stato diventa sempre più centralizzato ed emerge una classe sociale di élite (con tombe più lussuose rispetto alle altre). Il sito archeologico di Ieracompoli è uno dei più significativi. E' stato ritrovato un gruppo di villaggi chiuso da un recinto, una necropoli e, forse, un tempio arcaico edificato in legno. La tomba n° 100 conteneva pitture con il tema della barca ma anche personaggi fluttuanti nello spazio e un ammaestratore di animali. Queste pitture presentano caratteri che ritroveremo nei successivi 3000 anni: la rappresentazione di uomini e oggetto senza pretesa di realismo, i colori simbolici e l'uso di registri.
I coltelli con lama di selce e manico in avorio conoscono un enorme sviluppo. Uno dei più belli è conservato al Louvre: è il coltello di Gebel el-Arak che su lato rappresenta scene di caccia di ispirazione sumerica e sull'altro un combattimento tra due diversi gruppi etnici. Le scene cono scolpite a bassorilievo su avorio di ippopotamo. 
Tavolozza con bassorilievo

Anche le tavolozze cambiano molto. Diventano oggetti istoriati, decorati con bassorilievi. Viene mantenuta la forma a "coppa". La più nota è la Tavolozza di Narmer che segna la fine del periodo Naqada III e della famosa "Dinastia 0".