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giovedì 12 maggio 2016

I BABILONESI - PERIODO CASSITA: il rilievo di Nabuaplaiddina

Rilievo di Nabuaplaiddina
Il rilievo presenta un articolato impianto figurativo che mostra la divinità solare in trono mentre accoglie, con i suoi simboli di giustizia ed equità sociale, un sacerdote, il grande sovrano e una dea intercedente.
Il rilievo, sebbene ancora distante dalla matutità artistica del periodo Neobabilonese, mostra un modellato plastico, tondo, che si inserisce in una ordinata rappresentazione secondo uno schema di introduzione di lunga tradizione.
L'iscrizione nella parte inferiore ricorda le ricerche effettuate dal sovrano per recuperare il simulacro del dio Shamash disperso a seguito delle incursioni compiute dai Sutei su tutta la Babilonia. 
Il dio, con tiara a plurime corna e dalle dimensioni più grandi, è sotto un baldacchino e davanti a un tavolo su cui si erge l'emblema solare, simbolo di Shamash.
Il rilievo di Nabuaplaiddina, rinvenuto sotto la pavimentazione dell'Ebabbar di Sippar, mostra aspetti iconografici prossimi alle più arcaiche formulazioni paleobabilonesi e distanze stilistiche e formali dalle coeve botteghe neoassire.
Sono evidenti le differenze stilistiche e iconografiche con la decorazione scultorea del contemporaneo palazzo nord-ovest di Kalkhu di Assursinasirpal II, caratterizzata perlopiù da un dinamico e confusionario incedere di eventi resi tramite un tratto piatto e inciso.

giovedì 5 maggio 2016

I BABILONESI - PERIODO CASSITA: il rilievo

Il rilievo cassita è ampiamento conosciuto da una serie di stele, chiamate kudurro, che permettono di rintracciare alcuni aspetti artistici innovativi introdotti dalle botteghe cassite.
Sui kudurro, ceppi dalla forma ovoidale, è inciso un testo che decreta la donazione del sovrano a un dignitario, a un principe o a un funzionario; essi si arricchiscono, perlopiù nella parte superiore, di simboli divini, solo in alcuni casi accompagnati dalla figura del sovrano.
I kudurru mostrano uno sviluppo artistico e di stile che permette di riconoscere le prime esecuzioni per la caotica sistemazione dei simboli divini. Una successiva produzione, risalente al XII secolo, testimonia un radicale cambiamento riguardo le icone divine: il demone leonino scompare mentre si affermano i simboli divini su podi sorretti dall'animale connesso al dio. Una terza tradizione è l'eliminazione delle figure antropomorfe e l'introduzione di nuovi simboli come l'uccello di Kharbe, il busto femminile e l'aratro.
Si rinuncia alla divisione in registri, privilegiando una scena principale completata da simboli che assumono significati minori; il numero dei simboli diminuisce, vengono canonizzate le associazioni simboliche e standardizzate le divinità rappresentate.
Con la fine del XII secolo e nel corso dell'XI si assiste a un'esasperata canonizzazione iconografica unita a uno stile massiccio, con figure squadrate.